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Rita Pelusio irresistibile e perfetta

Un testo perfetto e equilibrato, un'attrice di grande talento, la piccola "gigantessa" Pelusio – per tecnica, tempi teatrali, duttilità e senso della misura. Con un elogio più che meritato Carmelita Celi recensisce lo spettacolo di Rita Pelusio, Eva – Diario di una costola, in scena alla Sala Harpago di Catania fino al 19 aprile, sottolineandone la vis comica robusta e tutta al femminile. (Da "La Sicilia" - 12.04.2015)

«Eva. Diario di una costola». Pelusio irresistibile e perfetta
di CARMELITA CELI ("La Sicilia", 12 aprile 2015)

Dove siete, Mary Wollestonecraft, Olympe de Gouges, Emmeline Pankhurst? Dove siete pioniere di un'antica indipendenza che, in fondo e in principio, esiste da Eva alle altre di poi? Ognuna di voi intimamente e voi tutte insieme, sonoramente, sareste state orgogliose di questa cuginetta più giovane ma non certo «minore» che si chiama Rita Pelusio 43 anni di fulminante, robustissimo scricciolo fino al 19 (ultimo appuntamento della stagione del Gatto Blu) alla Sala Harpago con «Eva. Diario di una costola», spettacolo di scrittura "scientificamente" perfetta, equilibrata, godibilissima (firmato dalla Pelusio, Alessandra Faiella, Marianna Stefanucci, Riccardo Piferi) su regia di Marco Rampoldi.
Eccola, dunque, Rita-Eva che del «kabarett» ha sempre fatto luogo di riflessione seria e di ricerca esilarante e del termine «cabarettaro» non può avere né contezza né timore, attrice vera, rodata e «all'antica» com'è la piccola «gigantessa» Pelusio per tecnica, tempi teatrali, duttilità, senso della misura. Talento. A tratti per esempio nella scena della manager compulsiva tra briefing, meeting, spinning, peeling, impegnata in telefonate a catena con cornette penzolanti rammenta l'impagabile Bice Valori «telefonista» alla soda caustica che non le mandava a dire a nessuno.
Tutto comincia dal «Diario di Adamo ed Eva» (testo golosissimo di Mark Twain) che per la Pelusio è testo/prestesto per parlare (gloria in excelsis deo!) di disobbedienza femminile. «Il giorno in cui Eva mangiò la mela non nacque il peccato ma la disobbedienza», si legge nel diario che torreggia in scena, fondale unico ed unico partner di RitaEva. Che, quasi in intermittenza con la Eva di Twain, con la sensazione d'essere «un esperimento», si consegna al pubblico e al pubblico plauso che non si fa attendere con feste e battimani a scena aperta in una sorta d'improbabile bodyguepière color carne con un avanzo di boa di struzzo a "tratteggiare" la zona pelvica. Più che sexy, la "mise" la fa sembrare un embrione o forse il bruco di Alice, sul fungo a fumare il narghilè, insomma una "cosa strana" almeno quanto una donna che disobbedisce. Sarà (s) vestita così per l'intero spettacolo, cambiano solo i copricapi, spesso chiome in vago odore di futuristici anni '60.
I piani sono due. In alto, scorrono le pagine del «diario di una costola» (una settimana, almeno) che EvaRita recita "scrocchiando" sonoramente "la" mela (basta invertire le vocali ed hai subito il "male") con annotazioni quantomai assennate del tipo: «Partorirai con dolore... Ma se la mela l'ha mangiata anche Adamo non possiamo fare che una volta partorisce lui, una volta partorisco io?» oppure «Va bene cacciata dal paradiso ma finire al San Raffaele...».
A terra, che è tutt'altro che paradiso, RitaEva è mamma gravida d'un feto e non di una "feta" e a lui parla attraverso un ecografowalkie talkie, dettandogli un triplo decalogo del becerume machista da evitare accuratamente. Vuole il maschio perfetto, insomma (per quanto possa suonare un ossimoro).
La partita tra "sopra" e "sotto" è irresistibile tanto quanto la proteiforme, folgorante Pelusio. In alto, dice d'aver visto tutte le immagini della cacciata dal Paradiso: «E non ce n'è una in cui sono venuta bene». In basso, c'è l'imbarazzo della (pre) scelta: la manager che fa 7 mesi di casting per trovare la badante alla madre, la puttana che lo fa per mangiare e non per potere come l'escort, l'inginocchiatissima Suor Zanetti e i vescovi che si scambiano un assegno di pace, l'anziana signora con credibile accento siculo che non ama la mela cotta perché è "frutta che si è arresa", la ragazza pugliese (e qui le origini salentine hanno la meglio sulla Rita meneghina) omosessuale che fa un "coming out" epico.
Ha metabolizzato, Rita la "costola", le migliori lezioni di vis comica al femminile (la Valori e due mitiche "Franche", Valeri e Rame) ma l'ha fatto davvero ad arte, con personalità prepotente e fisicità determinante. Protagonista. Come EvaRita che manda all'inferno... il Paradiso: «Non c'era niente che avevo deciso io. Vuoi? » e ti porge la mela. Mary, Olympe, Emmeline, peccato non esserci state.

 

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